25 aprile 2020

Viva l’Italia! L’Italia liberata!” 🇮🇹

Qualche settimana fa, a poche ore dall’inizio di questo storico “confinamento”, quando eravamo tutti un po’ più ottimisti, cantando l’inno in balcone (“L’Italia con le bandiere”) e disegnando arcobaleni, ho condiviso sui miei social questa canzone, capolavoro sempre attuale di Francesco De Gregori.

Proprio in questi giorni, vedendo la data del 25 aprile che si avvicinava sul calendario, ho ripensato a quei versi.

Per me, cresciuto imparando l’eterna riconoscenza a quello che è stata la Resistenza, il 25 aprile è sempre stata una ricorrenza intima e di rado ho partecipato alle varie commemorazioni che si rincorrono in questa giornata.
Ricordo sempre con affetto mio nonno che, quando ero bambino, mi portava in piazza a sventolare un piccolo tricolore e ad ascoltare la banda che suonava le canzoni Partigiane, ma da adulto ho sempre preferito trascorrere questa giornata in silenzio.

La Resistenza ci ha donato la libertà, uno dei beni più grandi che possediamo, ma il prezzo pagato è stato quello di molte vite umane perse, sia tra i “buoni” che tra i “cattivi”. Difficile poi delle volte distinguere fino in fondo le due fazioni, quando si arriva al punto che “pietà l’è morta” si tratta comunque di una sconfitta per l’umanità intera.

Ho pensato molto in queste settimane a quanto diamo per scontati certi valori, come la nostra libertà e il nostro benessere.

Non è capitato a tutti noi di svegliarci una mattina e trovare l’invasor? Questa volta non nella forma di un esercito ostile o di un regime totalitario, ma di un subdolo invisibile virus, che è riuscito a colpirci proprio nel nostro punto di forza: l’unione, i rapporti interpersonali, la famiglia, gli amici, la socialità.

Eccola, “L’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura”, che arranca ma in qualche modo resiste ancora, come ha resistito alle guerre, alla furia della natura, ai politici che l’hanno depredata nel corso di questi decenni. “L’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare, metà giardino e metà galera

La mia generazione ha avuto la fortuna di non conoscere dal vivo guerre e carestie, di nascere nell’epoca dei vaccini e delle cure mediche garantite a tutti, abbiamo frequentato la scuola, ci siamo diplomati, molti laureati. Non abbiamo vissuto il boom economico ma abbiamo comunque un lavoro, una casa, abbiamo viaggiato e visto il mondo. Ci siamo innamorati. Abbiamo vissuto momenti epocali, visto muri (e torri) crollare, abbiamo creduto nel sogno di un’Europa unita e prelevato i primi Euro al bancomat. Ci siamo illusi e disillusi di tutto e del contrario di tutto.

Abbiamo avuto tante opportunità, figlie del lavoro nostri genitori e dei nostri nonni, figlie dell’eredità lasciata da chi ci ha Liberati dalla schiavitù fascista, figlie della lotta unita di Partigiani e Alleati.
Proprio quella schiavitù che troppe volte oggi viene ricordata in modo nostalgico, da chi vorrebbe riportarci indietro agli anni più bui della nostra storia.

Certo, non sono state tutte rose e fiori. Ci sono state altre ombre e altre guerre, il nostro paese non è ancora perfetto, le migliorie da fare sono tante così come lo sono le cose che andrebbero cambiate.
Molti Italiani hanno dimenticato il prezzo pagato per la nostra Libertà, molti leader politici ci vorrebbero divisi o accaniti verso un nemico ogni volta differente.
Eppure la nostra Italia c’è ancora, anche se in più di un’occasione è stata “presa a tradimento”, siamo ancora qui, dopo 75 anni.

Viva l’Italia, l’Italia che non ha paura”, come la bandiera che sventola sul balcone e forte resiste al vento. Questo incubo finirà prima o poi. Le nostre vite saranno diverse, questo è indubbio, i prossimi mesi vedranno cambiare radicalmente le nostre abitudini e i nostri stili di vita.

Quando ci sveglieremo dovremo fare i conti con chi è caduto in questa lotta, con chi ha perso il lavoro, o ha dovuto chiudere l’attività. L’Italia si scoprirà “nuda e povera come sempre”.

Ma ci sveglieremo, ci sveglieremo e lotteremo ancora, come abbiamo sempre fatto e come sempre faremo. Ci sarà “L’Italia che si dispera” ma anche “l’Italia che s’innamora”.

Ci risveglieremo, “con gli occhi aperti nella notte triste”. Ma ci scopriremo di nuovo in piedi pronti a ricominciare.

I miei pensieri e la mia speranza in questo 25 aprile 2020 è che il risveglio ci faccia scoprire un po’ più uniti e più riconoscenti. Un po’ più lungimiranti verso il futuro e le generazioni che verranno. Meno inclini a svendere il nostro lavoro e la nostra dignità, più concentrati sul migliorare il nostro paese e il nostro pianeta.

Viva l’Italia
L’Italia che resiste 🇮🇹